Apple e Google rispondono alle domande sul monitoraggio di CODIV-19

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Settimana scorsa vi avevamo riportato come Apple e Google avessero annunciato uno strumento di monitoraggio di COVID-19. Oggi le due aziende hanno risposto ad alcune delle domande della stampa, spiegando come e quando inizierà il controllo, e cosa significa per la nostra salute. E la nostra privacy.

Le risposte di Apple e Google sul monitoraggio di COVID-19 via smartphone

Nel nostro articolo di venerdì scorso vi avevamo raccontato il modo in cui vogliono usare il Bluetooth degli smartphone per avvisare chi entra in contatto con una persona infetta. Tuttavia, pur capendo le meccaniche di base del monitoraggio di Covid-19, l’annuncio di settimana scorsa Apple e Google aveva lasciato più di qualche dubbio. In una conferenza telefonica con la stampa, le aziende hanno risposto alle domande più importanti. Noi, purtroppo, non sia abbastanza importanti da avere nemmeno il numero di telefono dell’Apple Store più vicino. Quindi vi rimandiamo all’articolo di Tech Cruch come fonte, e cercheremo di spiegarvi tutto nella maniera più semplice possibile.

Apple e Google vs Covid

Quali versioni di iOS e Android supporteranno l’aggiornamento per il  monitoraggio di COVID-19?

Apple assicura che manderà l’update al maggior numero possibile di dispositivi, e precisa che i tre quarti di chi possiede iPhone e iPad hanno iOS 13 come sistema operativo, e quindi riceveranno l’aggiornamento.

Google ha annunciato che aggiornerà i Play Services, una delle parti fondamentali di Android, e quindi il monitoraggio di COVID-19 sarà disponibile su tutti i dispositivi con Android 6.0 o superiore. Per capirci, Android 6.0 è arrivato ad Ottobre 2015.

Quando sarà disponibile l’aggiornamento?

Le due aziende rilasceranno gli aggiornamenti per supportare il monitoraggio di COVID-19 entro metà Maggio. Da quel momento, le autorità sanitarie potranno usare le API per incorporale nelle proprie applicazioni. Quindi sarà possibile il monitoraggio solo se si scaricherà l’applicazione sullo smartphone, in maniera simile a quanto proposto dal MIT con la sua app.

Nei mesi successivi (ma non specificano quando) inseriranno la funzione direttamente nei sistemi operativi, quindi non ci sarà bisogno di nessuna app. Tuttavia, nel caso dovessero rivelare un contatto con una persona infetta, iOS e Android suggeriranno all’utente di scaricare l’app dell’autorità sanitaria di riferimento.

Chi può usare le API?

Google e Apple assicurano che solamente le autorità sanitarie potranno usare queste API. E verranno riconosciute come autorità sanitarie le agenzie nominato dal governo della nazione di riferimento.

Questo è un punto problematico, per il fatto che potrebbe creare conflitti di attribuzione fra agenzie, e fra agenzie e governi. Le due aziende sembrano consapevoli delle possibili frizioni, ma al momento non esiste una soluzione “diplomaticamente migliore”.

Dove saranno tenuti i dati sul monitoraggio di COVID-19?

Apple dichiara che i dati verranno processati dal dispositivo dell’utente, per poi essere passati sui server delle autorità sanitaria in giro per il mondo. Questa decentralizzazione dei dati dovrebbe garantire maggior privacy agli utenti, visto che dovrebbe essere più complicato per i governi accedere ai dati.

Chi può accedere a questi dati?

Le due aziende hanno ammesso che nessun sistema è completamente sicuro: niente è del tutto a prova di hacker. Ma decentralizzare i dati dovrebbe rendere più complicato accedere ai dati “nudi”, quindi non criptati. Nemmeno per le agenzie sanitarie e governative, né Apple e Google.

Come viene confermato un caso di COVID-19, e come evitare falsi?

Apple e Google si rendono conto che, sebbene un tampone positivo sia idealmente il metodo migliore per accertare il contagio, non è necessariamente l’unico modo. Visto che la distribuzione dei tamponi non è efficace in tutte le zone del mondo, alcune autorità sanitarie si accontentano di una diagnosi basata sui sintomi.

In questo momento, le due aziende stanno lavorando con l’OMS e i ministeri della Sanità in modo da escogitare modi per implementare le diagnosi ed evitare falsi risultati. Le soluzioni saranno probabilmente diverse da nazione a nazione, ma sembra che il monitoraggio su smartphone userà solo casi confermati dalle autorità sanitarie.

Ok. Ma posso fidarmi?

Apple e Google si rendono conto che quello che chiedono agli utenti non è facile da digerire. Gli effetti della pandemia sono visibili a tutti, e soluzioni innovative sono ben accette. Ma d’altro canto la popolazione non è mai stata così attenta alla propria privacy, principalmente perché le aziende della Silicon Valley hanno messo terribilmente in mostra quanto i nostri dati online siano vulnerabili.

Con il passare del tempo potremo valutare meglio la sicurezza e l’efficacia di questa misura. Anche perché resta da vedere che posizione prenderanno il Governo italiano, ed in particolare il Ministero della Salute. In ogni caso, è bene ricordare che queste misure sono volontarie: se non vi fidate del fatto che Apple e Google possano prendersi cura di questi dati, potete non installare le app e disabilitare la funzione nelle impostazioni.

AGGIORNAMENTO: Il governo ha annunciato l’app Immuni, che dovrebbe usare le API di Google e Apple.

Vi terremo aggiornati.

 


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