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Fake news: gli italiani non si fidano più dei social

12 Ottobre 2018 in Società

 

“Fake news” è la frase in inglese che probabilmente abbiamo sentito più spesso negli ultimi due anni, insieme forse a “streaming”, “social network” o forse “threesome” (dipende dai vostri interessi, non mi permetto di giudicare). La frase è stata abusata e strumentalizzata in mille modi diversi, il modo più esemplare è forse quello del presidente americano Trump, che la usa per qualsiasi critica gli riservino i giornali d’oltreoceano. Ma il fatto che sia diventata una frase tanto utilizzata nasce da un esigenza vera, qualcuno potrebbe dire da una vera e propria urgenza da arginare.

Fake News: sono ovunque

Le fake news sono un fenomeno antico, ma molto moderno

Il fenomeno delle informazioni false è antico quanto la capacità di comunicare, di sicuro più vecchio della capacità degli storici di prenderne nota. Falsa era la donazione di Costantino. Falsa la presunta morte di Napoleone, che fece crollare la borsa prima che ci fosse lo spread (e il nostro debito pubblico). Non solo falsa, ma addirittura una produzione teatrale era la Guerra dei Mondi letta da Orson Wells, che pure fece credere che gli alieni avessero distrutto la Casa Bianca.

La disinformazione è nata insieme all’informazione, eppure mai come oggi il rischio fake news è reale. La possibilità di diffondere notizie erronee c’è sempre stata, ciò che è cambiato è la potenza della diffusione. Un falso articolo può essere inoltrato ad un numero enorme di persone, in pochissimo tempo. Alcune delle notizie menzognere arrivano ad essere condivise migliaia di volte. Addirittura, secondo un’indagine di Buzzfeed , il finto endorsement di papa Francesco a Donald Trump è stato condiviso 960 mila volte, un vero record.

Il nocciolo della questione

Il problema più evidente rispetto al passato, tuttavia, è la diffidenza verso le fonti autorevoli. Non voglio certo fare il tifo per il ritorno all’ipse dixit medioevale; mi riferisco piuttosto al fatto che, con l’avvento delle veloci ricerche sul web, è diminuita la fiducia nei confronti dei canali classici d’informazione. Ma è aumentata molto la fiducia in se stessi e nella propria capacità di scovare la verità, anche a dispetto di cosa dicono gli esperti. Meno si sa, più si è sicuri di sapere: è una distorsione cognitiva chiamata “effetto Dunning-Kruger”, oltre che l’incubo di Socrate. E tanto per continuare a nominare filosofi a caso, Bertrand Russell scrisse:

«Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni».

Chissà cosa direbbe oggi, nell’età delle teorie complottiste.

La tendenza, forse, sta cambiando

Nonostante la paura nera delle fake news, si vede luce in fondo al tunnel. L’utente medio online si rivolge molto di più a fonti di informazione rispettabili, piuttosto che a siti dalla dubbia etica giornalistica. E sebbene il numero di persone che si informa esclusivamente sui social sia aumentato negli ultimi anni, i dati del Censis registrano un’inversione di tendenza.

Meno gente si informa sui social, meno fake news

Il numero di persone che si informano sui social è in diminuzione (grafica del Corriere della Sera, 10/10/18)

Il fatto che il 9% percento in meno del campione analizzato utilizzi Facebook come fonte d’informazione è un segnale forte. Il calo della fiducia nelle notizie da social è certo legato anche al generale calo di fiducia nel social, vista la scarsa attenzione di Facebook (e non solo) per la privacy dei suoi utenti.

Tuttavia, il fatto che siano in aumento le persone che si informano su telegiornali e canali tv all news, dimostra che l’interesse ad essere informati esiste, è reale. E di sicuro i progetti di Facebook di diventare il più grande network di informazioni al mondo hanno subito una battuta d’arresto, nonostante il lavoro svolto dall’azienda di Zuckerberg per arginare il fenomeno fake news.

Ci libereremo mai delle fake news?

Che ci sia un’inversione di tendenza è chiaro, bisogna ancora valutare se sarà un qualcosa di duraturo. Anche perché, crediamo, per sconfiggere il fenomeno fake news c’è bisogno soprattutto che i lettori sviluppino un sano scetticismo nei confronti delle notizie, che sappiano valutare l’attendibilità delle fonti e che imparino a ragionare sulle informazioni, piuttosto che assorbirli. Cosa che richiede fatica.

Ma già il fatto che ci sia una cura maggiore nello scegliere le fonti, è un segnale che non può che dare fiducia. Voi cosa ne pensate? E quale media usate per informarvi? Discutiamone nei commenti!


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