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Facebook usato per vendere all’asta una ragazza in Sud Sudan

21 Novembre 2018 in Società

Il mese scorso, una ragazza 17enne, Nyalong Ngong Deng, è stata venduta come moglie all’asta in Sud Sudan. L’asta è stata pubblicizzata con un post di Facebook. Pochi giorni dopo, il matrimonio è stato celebrato con un ricco imprenditore locale. Facebook ha rimosso il post a matrimonio avvenuto, quasi una settimana dopo.

Cronaca di un crimine annunciato

L’asta di minore è iniziata il 25 Ottobre scorso, con un post sul social network, dove veniva pubblicizzata la ragazza con una sua fotografia. Il post sosteneva che cinque diversi ricche persone di Eastern Lakes, uno delle regioni amministrative in cui è diviso il Sudan del Sud, hanno partecipato all’asta.

Ad aggiudicarsi la possibilità di sposare la ragazza, un imprenditore locale, che secondo l’associazioni benefica Plan International, avrebbe pagato 530 mucche, 3 Toyota Land Cruiser e 10.000 dollari.

Il matrimonio è avvenuto il 3 Novembre. Foto della ragazza in abito nuziale sono circolate sui social e giornali locali. Le intestazioni che accompagnavano la foto recitavano “la sposa vergine” e “la donna più costosa del Sud Sudan”.

Facebook asta per il matrimonio

Taban Abel, ministro per Eastern Lakes nel governo del Paese sconquassato dalla guerra, ha comunicato che da allora la ragazza è nascosta a Juba, la capitale. Non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni.

Come riporta Reuters, molte associazioni che si occupano di beneficenza in Centro Africa sono preoccupati che l’esito economicamente positivo dell’asta possa promuovere la pratica, facendo in modo che altre famiglie vendano le proprie figlie usando Facebook come mezzo.

Facebook provvede in ritardo. Di nuovo.

Il matrimonio di minori, in Sud Sudan, è una realtà. Sebbene l’età minima per sposarsi sia 18 anni, secondo un rapporto UNICEF, più del 50% delle ragazze si sposa prima di diventare maggiorenne. Fra le ragioni di questa barbarie (che rimane una barbarie esecrabile, al di là di qualsiasi ragione), non solo la volontà dei genitori di evitare rapporti prematrimoniali e gravidanze inattese, ma anche l’interesse economico delle famiglie. Il Sud Sudan attraversa un periodo di guerra e povertà estrema, e sia il fenomeno dei bambini soldato che quello delle bambine spose sono diffusi nel Paese.

HRW-report-Child-marriage-in-South-Sudan Facebook

(fotografia da Human Rights Watch)

Mai prima di oggi però si era usato Facebook per vendere una ragazza minorenne online.

Il social network ha rimosso il post il 9 Novembre, due settimane dopo la pubblicazione post, ed una settimana dopo il matrimonio. Troppo tardi. Così come ha agito troppo tardi per fermare il genocidio dei Rohingya in Myanmar.

Chiaramente non ho intenzione di imputare la colpa di quanto è successo a Facebook. Le cause di questo abominio sono molteplici (culturali, socio-economiche), e le colpe, come sempre, sono personali: chi ha venduto e chi ha comprato una ragazza diciassettenne è un mostro.

Ma nonostante le continue rassicurazioni di Zuckerberg e soci, è evidente che Facebook non sia ancora in grado di controllare le violazioni sui contenuti in molti Paesi. Perché i loro algoritmi di ricerca e segnalazione automatica non funzionano bene in quella lingua (in Sud Sudan la lingua ufficiale è l’inglese, ma le influenze dialettali rendono difficile il riconoscimento). Perché non hanno abbastanza persone che controllino i post. Perché è complicato.

Però queste cose continuano a succedere. Facebook deve fare di più, per evitare di essere usata per operazioni tanto abiette.

Se volete informarvi su cosa si può fare per fermare il fenomeno del matrimonio dei minori, questi sono i link delle campagne “anti child marriage” di UNICEF, Plan International e Girls Not Brides.


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