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Facebook si difende dalle critiche di Chris Hughes

13 Maggio 2019 in Società

Alla fine della scorsa settimana, il co-fondatore di Facebook Chris Hughes ha scritto un editoriale per The New York Timeschiedendo pubblicamente lo scorporo della società. Nell’articolo, Hughes accusava il suo vecchio compagno di stanza di aver sacrificato “sicurezza e civiltà in cambio di più click”, sostenendo che dovrebbe essere responsabile per i suoi errori. Ora, Facebook ha scritto un editoriale in risposta, dichiarando che non si dovrebbe punire il successo.

Facebook black mirror

La risposta di Facebook

L’articolo è stato scritto da Nick Clegg, vice presidente della divisione “affari globali e comunicazione” di Facebook, ma sembra essere totalmente in linea con quanto sostenuto da Mark Zuckerberg, che ha risposto a qualche domanda durante il suo viaggio in Francia.

Clegg inizia snocciolando l’idea politicamente corretta che le aziende dovrebbero sicuramente essere ritenute responsabili delle proprie azioni. Poi arriva persino a dire che compagnie come Facebook non dovrebbero essere le sole a porre questioni sociali, politiche ed etiche per tutto internet.

Ma Clegg fa notare (ed è anche quello su cui si è focalizzato Zuckerberg), che scorporare l’azienda non risolverebbe nessuno dei problemi posti da Hughes.

“Le sfide a cui lui fa riferimento, tra cui le interferenze con le elezioni e i controlli sulla privacy, non evaporerebbero scorporando Facebook o qualsiasi altra grande azienda tech.”

Se avete avuto modo di leggere anche il nostro articolo sulle accuse di Hughes, avrete notato che anche noi sollevavamo questo punto. Ma il passaggio successivo, che i dirigenti Facebook astutamente evitano di fare, è che controllando una fetta tanto enorme del mercato dei social media, gli utenti possono fare poco per protestare il proprio disappunto per l’azienda. Come avevamo già sostenuto, lo scorporo dell’azienda non risolverebbe nessuno dei problemi, ma sarebbe il primo passo per rendere l’azienda vulnerabile alle proprie scelte sbagliate.

Facebook al contrattacco

Dopo aver detto, ma decisamente non dimostrato, che scorporare Facebook non risolverebbe nessuna delle questioni sollevate da Hughes, e da molti altri, Clegg va al contrattacco, sostenendo che non solo la grandezza dell’azienda non è un problema, ma è un vantaggio per la comunità.

Clegg sostiene che è grazie alle dimensioni enormi dell’azienda che è possibile per Facebook innovare e raggiungere miliardi di persone. Ed è sempre grazie alle strabilianti risorse societarie che Facebook negli ultimi anni sta lavorando a rimuovere post terroristici o legati all’hate speech, contrastare gli interventi di governi stranieri nei Paesi in cui avvengono elezioni, proteggere i dati degli utenti.

“Tutto questo sarebbe impossibile per una compagnia più piccola”.

Forse Clegg, nella foga della contro-carica, si è dimenticato che il motivo per cui l’azienda sta affrontando queste questioni è che, solo negli ultimi anni, su Facebook si è venduta una sposa minorenne in Sud Sudan, si è aiutato ad organizzare un genocidio in Myanmar e si è reso possibile che degli agenti del servizio segreto russo influenzassero l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America, che se non contiamo i miliardari del mondo tech, rimane l’uomo più potente al mondo.

Come sempre, ricordiamo che Facebook non è responsabile dei criminali di tutto il mondo, ma ha un ruolo importante nel controllare la propria piattaforma. Che non si può difendere solo perché è enorme, ma che viene attaccata proprio perché è enorme.

Sebbene ognuno sia libero di pensarla come vuole sulla questione, credo che sia facile concordare che perlomeno la risposta che l’azienda ha dato non è delle più intelligenti. Voi cosa ne dite? Siete soddisfatti della risposta di Facebook?


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