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Chris Hughes, co-fondatore, chiede di scorporare Facebook

10 Maggio 2019 in Società

“È tempo di scorporare Facebook”.

A dirlo non sono solo gli attivisti per la privacy o qualche candidato alle presidenziali americane. Bensì, il co-fondatore del social network per antonomasia, Chris Hughes, che creò Facebook nei dormitori di Harvard insieme a Mark Zuckerberg nei primi anni 2000.

Zuckerberg con Chris Hughes, facebook

Zuckerberg e Hughes ad Harvard

Hughes attacca l’ex compagno di stanza sul New York Times

In un corposo editoriale pubblicato Giovedì su The New York Times, Hughes si è unito al coro crescente di voci che chiedono di dividere l’enorme complesso di aziende che e diventato Facebook. E sebbene Hughes non abbia lavorato nei dintorni di Palo Alto da oltre dieci anni, rimane una voce potente che si schiera contro lo stra potere di Facebook, e del suo ex-compagno di stanza Zuckerberg in particolare.

Infatti, il focus principale dell’articolo era sull’influenza e il potere acquisito dal suo amico del college, che sembra senza precedenti.

“L’influenza di Mark è impressionante, molto maggiore di qualsiasi altra figura nel settore privato o nel governo. Controlla tre piattaforme di comunicazione essenziali (Facebook, Instagram e WhatsApp), che miliardi di persone usano tutti i giorni. Il consiglio amministrativo di Facebook funziona più da consigliere che da supervisore, visto che Mark il 60% dei voti. Mark, da solo, può decidere quali parametri dare all’algoritmo che determina quale notizie arrivano nel feed su Facebook, quali impostazioni sulla privacy possono selezionare e quali messaggi vengono consegnati. Lui decide quali siano le linee guida da applicare per distinguere l’hate speech dal linguaggio semplicemente offensivo, e può decidere di fare fallire un competitor acquistando la società, bloccandola o copiando il prodotto”.

Perché scorporare Facebook?

Ho riportato questo paragrafo dell’articolo interamente, per scrupolo, ma ho un distinguo da fare.

Per quanto sia d’accordo che è allarmante la quantità di dati che negli abbiamo dato alle grandi compagnie della Silicon Valley; per quanto penso che sia innegabile l’impatto negativo che ha Facebook quando fa da cassa di risonanza per l’odio, o addirittura viene usato per scopi criminali; per quanto penso sia nocivo per la natura stessa della società che un algoritmo ci imbocchi solo le notizie che vogliamo leggere, nessuno di questi problemi si risolve scorporando Facebook (o Google, o Apple, o chiunque altro).

O meglio, dividere il colosso non basterebbe: c’è bisogno di regolamentazioni ad hoc da parte dei governi, c’è bisogno di educare ad utilizzare queste piattaforme, specie per chi le utilizza come unico accesso ad Internet, come avviene in molti Paesi che sono appena entrati nella rivoluzione del web.

Il problema vero è in quell’ultima frase di Hughes: Facebook agisce come forza distruttiva del mercato. Se un app social prende quote di mercato, come è successo con Instagram e WhatsApp, Facebook le compra. Se una feature di un app rivale ha grande successo, come le Storie su Snapchat, Facebook la copia e la piazza su tutte le proprie app. Oppure possono portare un app a chiudere, come è accaduto con Vine.

Nessuna compagnia concorrente può battere Facebook, perché se diventano grandi abbastanza, Zuckerberg trova un modo per eliminarle. Infatti, come fa notare Hughes, nessuna grande compagnia basata su un social media è nata dopo il 2011.

L’antitrust potrebbe risolvere il problema?

E sebbene Hughes faccia le pulci solamente a Facebook, la stessa cosa si potrebbe dire per tutte le grandi compagnie tecnologiche, da Microsoft ad Apple, passando per Google.

E viene da pensare che se tutte queste compagnie fossero nate in Europa, dove le leggi sull’antitrust sono più rigide, non sarebbe stato concesso loro di diventare questi titani imbattibili che sono diventati.

L’intervento politico è possibile?

C’è qualche possibilità che Facebook venga scorporato? Hughes propone di separare Facebook, Instagram e WhatsApp in tre compagnie diverse, che risolverebbe il problema solo parzialmente a mio modo di vedere. Ma è possibile? Con questa amministrazione no, di certo. Sebbene Zuckerberg e Trump non vadano certo d’accordo, il presidente non sembra intenzionato a regolamentare il mercato (almeno non quello americano). E finora, l’unica dei candidati alle primarie del partito democratico ad essersi espressa con un disegno di legge sullo scorporo delle grandi aziende di Big Tech è stata Elizabeth Warren (che però in generale è l’unica fra i candidati ad aver già proposto dei disegni di legge ben precisi, nel caso dovesse vincere la presidenza).

Il punto è che non si può lasciare che Zuckerberg si regolamenti da solo. E sebbene Facebook dica di volersi concentrare sulla privacy degli utenti, bisogna mettere in chiaro che il problema non è se questi miliardi tech siano o meno dei bravi ragazzi: compagnie così grandi e potenti, che siano guidate da Zuckerberg o da Bezos o da chi si voglia, sono forze che distruggono il mercato e si trovano ad agire da monopoli. Questo è il problema principale: per quanto in molti siano disillusi da Facebook o perplessi per il modo in cui Amazon tratta i propri dipendenti, non c’è una vera alternativa, perché la concorrenza viene schiacciata o comprata.

Il co-fondatore di Facebook, e compagno di stanza di Zuckerberg, suggerisce che sia importante agire prima che Messenger, Instagram e WhatsApp si fondano in un’unica app di messaggistica, quando sarebbe troppo tardi. Io la vedo dura. Ma in ogni caso un intervento è dovuto.

Voi cosa ne pensate? Siete dalla parte di Zuckerberg o di Hughes? Discutiamone assieme nei commenti.


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